Quanto serve al nostro cervello per cogliere il senso di un’immagine? Meno di quanto pensiamo. Secondo una ricerca del MIT, pubblicata nel 2014, bastano appena 13 millisecondi perché il nostro cervello riconosca il contenuto visivo di una scena.
Un tempo talmente breve da essere praticamente invisibile per la nostra percezione cosciente, ma sufficiente a dare un significato. E questa scoperta, apparentemente neuroscientifica, ha implicazioni dirette per il giornalismo visivo e digitale.
Cosa dice la ricerca
Lo studio, condotto dalla neuroscienziata Mary Potter del MIT, ha dimostrato che il cervello umano può identificare rapidamente immagini complesse, come scene di vita quotidiana, in 13 millisecondi, molto meno dei 100 millisecondi finora considerati necessari.
Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno mostrato ai partecipanti una sequenza rapida di immagini (fino a 80 al secondo), chiedendo loro di riconoscere un soggetto prestabilito (come una “coppia che si bacia” o “una festa in spiaggia”). I soggetti riuscivano non solo a individuare l’immagine corretta, ma a farlo con precisione sorprendente, anche a ritmi rapidissimi.
Perché è utile a chi fa informazione
Nel mondo digitale e iper-connesso, questa ricerca ci ricorda una cosa fondamentale: l’immagine arriva prima del testo. Non solo per una questione di stile, ma per funzionamento biologico.
1. Il potere del visual nella comunicazione giornalistica
In un contesto dove il pubblico scorre notizie a colpi di “scroll”, una foto o una grafica potente può essere decisiva. Sapere che il cervello coglie in pochi millisecondi l’essenza di un’immagine, significa dare più attenzione alla scelta visiva di apertura, soprattutto su social e homepage.
2. Titoli e immagini: sincronia strategica
Se l’immagine è la prima cosa che cattura l’occhio, il titolo deve rafforzare o sorprendere quanto già intuito visivamente. L’efficacia nasce dalla sintonia tra ciò che si vede e ciò che si legge immediatamente dopo.
3. News video: i primi secondi contano più del resto
Nei video, i primi 2–3 secondi sono cruciali per trattenere l’utente. Una sequenza visiva chiara e suggestiva può determinare l’engagement o l’abbandono.
4. Immagini e verità: attenzione all’infotossicazione
La rapidità con cui interpretiamo un’immagine può essere un vantaggio, ma anche una trappola. Il giornalista deve saperlo: una foto decontestualizzata può ingannare, proprio perché la elaboriamo prima ancora di pensarci. Da qui l’importanza di verificare sempre la fonte, il contesto e la data di uno scatto.
In sintesi: visivo è anche veloce, ma non per questo superficiale
Nel lavoro giornalistico di oggi, l’aspetto visivo non è solo “contorno”, ma parte integrante della notizia. La ricerca del MIT ci ricorda che il lettore vede prima ancora di leggere, e che nel mare dell’informazione digitale un’immagine ben scelta può dire tutto — o fuorviare completamente.
🔗 Fonte della ricerca:
MIT News – In the blink of an eye (2014)